Caratteri anatomici macroscopici

All’interno di questo capitolo esamineremo brevemente i principali caratteri anatomici macroscopici dei corpi fruttiferi (dei funghi): il cappello, il gambo, l’imenoforo, l’anello e la volva.
Tutte le parti del corpo fruttifero cambiano di aspetto dallo stadio iniziale della crescita alla maturazione. Quando nelle schede monografiche si descriveranno i caratteri, ci si soffermerà soprattutto sulla loro morfologia allo stadio di maturazione.
Non sempre tutti questi caratteri sono presenti (anello e volva sono tipici solo di alcuni Generi fungini) e, in qualche specie, non è così semplice distinguere il gambo dal cappello e l’imenoforo non è facilmente osservabile.

È questa certamente la porzione del fungo di maggior risalto, è la prima che si osserva; dalle sue dimensioni, dal colore e dalla forma si traggono le prime indicazioni utili alla determinazione del Genere di appartenenza.
Il capello, più nel dettaglio, è formato da una zona centrale, detta ‘zona discale’, dalla porzione più prossima ai bordi, detta ‘zona marginale’ e dal ‘margine’ vero e proprio.
Non sono rare le specie che mostrano sulla superficie tipiche ornamentazioni come verruche, squame e fibrille.

Le dimensioni del cappello possono variare dai pochi millimetri di diametro, tipici di alcune specie appartenenti ai Generi Mycena, Marasmiellus e Coprinus, fino ai quasi 40 cm, caratteristici di alcune Macrolepiota o di certi Leucopaxyllus o Lactarius.

 

  • Campanulato
    Campanulato
  • Convesso
    Convesso
  • Depresso
    Depresso
  • Mensoliforme
    Mensoliforme
  • Ovoidale
    Ovoidale
  • Elissoidale
    Elissoidale
  • Piatto
    Piatto
  • Lobato
    Lobato
  • Umbonato
    Umbonato

Non tutti i funghi sono provvisti di gambo, alcuni, detti ‘sessili’, ne sono completamente privi. Tra le numerose specie che producono corpi fruttiferi con un gambo vi è una variabilità sorprendente di forme, di dimensioni, di ornamentazioni e di colori.
Innanzitutto il gambo può essere posizionato al centro del cappello (centrale), non al centro ma in una porzione più distale (eccentrico) o addirittura può inserirsi sul bordo del cappello (laterale). Di fondamentale importanza poi, per la determinazione delle specie, è osservare se il gambo e il cappello hanno una continuità strutturale o sono divisi da un setto: nel primo caso la separazione delle due strutture crea una frattura irregolare, nel secondo caso è assai semplice e non crea ‘strappi’ nella carne.

Di seguito inseriamo esempi delle più frequenti forme di gambo che si possono incontrare:

 

  • Bulboso
    Bulboso
  • Cilindraceo
    Cilindraceo
  • Clavato
    Clavato
  • Criniforme
    Criniforme
  • Globoso
    Globoso
  • Radicante
    Radicante

 

L’imenoforo, senza alcun dubbio, è la struttura più importante, sia per la determinazione del Genere e della specie, sia dal punto di vista della vita biologica del fungo. È in questa sede infatti che si sviluppano le spore (i semi dei funghi) che, a maturazione, vengono disperse con il compito fondamentale della perpetuazione della specie e della colonizzazione di nuovi territori.
L’imenoforo è la struttura che, nella maggior parte dei casi, si pone nella parte inferiore del cappello anche se non sono rare le specie in cui si sviluppa con modalità differenti alle quali accenneremo in seguito.
Nella maggior parte dei casi però l’imenoforo è costituito da pori e tubuli (Boletaceae), da lamelle (è il gruppo più diffuso tra i funghi superiori) e da aculei (Hydnaceae); lo scopo è sempre quello di aumentare la superficie sulla quale si sviluppano le spore all’interno degli aschi o dei basidi, superficie che sarebbe assai minore se l’imenoforo fosse semplicemente costituito da una parete liscia.

 

  • Tubuli e pori di un Boletus aestivalis (porcino d’estate)
    Tubuli e pori di un Boletus aestivalis (porcino d’estate)
  • Lamelle di un’Amanita citrina (tignosa paglierina)
    Lamelle di un’Amanita citrina (tignosa paglierina)
  • Aculei di un Hydnum repandum (steccherino dorato)
    Aculei di un Hydnum repandum (steccherino dorato)

 

Oltre al tipo di imenoforo, soprattutto per ciò che concerne le lamelle, è necessario verificare se queste strutture si uniscono o meno al gambo e, nel caso che gambo e lamelle siano uniti, con quale schema avviene questa saldatura.

 

  • Libere (non toccano il gambo)
    Libere (non toccano il gambo)
  • Adnate (completamente inserite sul gambo)
    Adnate (completamente inserite sul gambo)
  • Attingenti (attaccate al gambo in un piccolo tratto)
    Attingenti (attaccate al gambo in un piccolo tratto)
  • Decorrenti (scendono lungo il gambo)
    Decorrenti (scendono lungo il gambo)

 

Vi sono poi imenofori di forme differenti o completamente indifferenziati. Di seguito se ne inseriscono solo alcuni degli esempi più significativi:

 

  • Lamellule di alcuni Cantharellus cibarius concresciuti  (galletto)
    Lamellule di alcuni Cantharellus cibarius concresciuti (galletto)
  • Imenoforo rugoloso di Craterellus cornucopioides (trombetta da morto)
    Imenoforo rugoloso di Craterellus cornucopioides (trombetta da morto)
  • Gleba di uno Sclerodermia citrinum (falsa vescia)
    Gleba di uno Sclerodermia citrinum (falsa vescia)
  • Imenoforo indistinto di una Clavulina cinerea (ditola o manina)
    Imenoforo indistinto di una Clavulina cinerea (ditola o manina)

 

Nel primo caso l’imenoforo è costituito da lamellule o pseudo-lamelle; si tratta di evidenti pieghe poste nella parte inferiore del cappello che però non possono essere definite come vere e proprie lamelle per la loro non evidente differenziazione; nel secondo l’imenoforo è semplicemente costituito da una leggera rugosità. Il terzo tipo che viene proposto rappresenta invece un caso, tipico delle Lycoperdaceae e Slerodermataceae, nelle quali l’imenoforo si forma all’interno della gleba (parte interna e fertile di questo tipo di miceti). Il quarto ed ultimo esempio è rappresentato dai funghi che non hanno strutture differenziate; in questi casi le spore si sviluppano sulla superficie del corpo fruttifero.

L’anello e la volva altro non sono che il residuo di due strutture che molte specie di funghi hanno nel loro stadio iniziale di sviluppo, la fase ‘giovanile’: si tratta del velo generale – o velo universale – e del velo parziale. Durante la crescita del corpo fruttifero i due veli si rompono dando origine ad anello e volva e ad altre strutture secondarie come le verruche (frammenti del velo generale) o la cortina (residuo del velo parziale).

 

Anello e volva

 

Nella fase di maturazione non tutti i funghi posseggono strutture di questa natura, la maggior parte delle specie le perde totalmente e non mostra alcun residuo riconoscibile. Proprio per questo rilevare la presenza di anello e/o volva è un passaggio di fondamentale importanza nel riconoscimento della famiglia, del genere e delle specie.
Dopo avere osservato la presenza o meno di anello e volva è poi necessario individuarne le caratteristiche specifiche; tali strutture possono infatti presentarsi in modo assai differenziato ed è questo un ulteriore aspetto di cui tener conto nella determinazione.

Di seguito si inseriscono le immagini di alcuni esempi significativi.

 

  • Anello discendente e ampio di Amanita muscaria (ovolo malefico)
    Anello discendente e ampio di Amanita muscaria (ovolo malefico)
  • Anello a gonnellino di Agaricus bisporus (prataiolo)
    Anello a gonnellino di Agaricus bisporus (prataiolo)

 

  • Volva ampia e anello di Amanita caesarea (ovolo reale)
    Volva ampia e anello di Amanita caesarea (ovolo reale)
  • Volva avvolgente di Amanita vaginata (colombina)
    Volva avvolgente di Amanita vaginata (colombina)
  • Volva con resti squamosi di Amanita muscaria (ovolo malefico)
    Volva con resti squamosi di Amanita muscaria (ovolo malefico)

 

Di particolare importanza è l’osservazione della presenza e delle caratteristiche strutturali di anello e volva nel genere Amanita e dell’anello nel genere Agaricus, Lepiota e Macrolepiota. Sottolineiamo che strutture di questo genere sono comunque tipiche anche di numerose altre specie di funghi.

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