21 domande 21 risposte

In questo capitolo cercheremo di dare risposte, il più possibile esaustive, su alcune delle perplessità, e delle curiosità che più di frequente aleggiano attorno al misterioso mondo dei funghi, anche nel nostro Appennino. Spesso, come si dice, in ogni leggenda, proverbio o credenza popolare, c’è un fondo di verità; altrettanto spesso però di vero non c’è nulla tranne il rischio di compiere errori gravi; e quando si parla di funghi è meglio non farli…

Certamente sì.
Non bisogna mai scordare che i funghi che raccogliamo sono di fatto il mezzo per la perpetuazione della specie. Sono i corpi fruttiferi che contengono le spore preposte alla diffusione e alla germinazione quando giungono in un ambiente favorevole. Le legislazioni regionali e quella nazionale pongono dei limiti nel quantitativo di funghi che possono essere raccolti e sulle dimensioni minime degli stessi, proprio per limitare questo rischio. Peraltro anche la presenza contemporanea nel bosco di numerosissimi cercatori causa problemi dovuti, otre alla raccolta di quasi tutti i corpi fruttiferi, anche ai danni dell’eccessivo calpestamento che danneggia il micelio sotterraneo.

Le diverse specie fungine, come accade per le specie vegetali e anche per le specie animali, sono composte da differenti sostanze. Tra queste vi possono essere molecole dannose per l’organismo umano se ingerite. Per tale ragione alcuni funghi sono da considerarsi velenosi: contengono sostanze che, a seconda della loro tipologia, quindi del loro grado di tossicità, provocano disturbi, patologie o addirittura la morte.

Questa credenza è assolutamente priva di ogni fondamento anche se si può risalire al motivo per il quale molti credono che ciò sia vero. Ovviamente vedere un fungo non significa affatto interromperne l’accrescimento. Se il giorno successivo l’esemplare visto in precedenza non ha modificato le proprie dimensioni vi sono tre ipotesi da considerare:

  • Il fungo potrebbe avere già raggiunto il proprio grado di maturazione oppure le avverse condizioni ambientali ne hanno interrotto l’accrescimento.
  • Le larve, spesso non visibili dall’esterno, potrebbero aver danneggiato irreparabilmente la base del gambo e quindi interrotto la crescita.
  • Vedere un fungo significa automaticamente essergli vicino; in questo modo è possibile che il calpestamento del terreno circostante danneggi i cordoni miceliari che alimentano il fungo interrompendone l’accrescimento.

La risposta giusta è “dipende”. Dipende dalla specie e dalle condizioni ambientali. Alcune specie si sviluppano in poche ore (alcuni Coprinus ad esempio), altre ci mettono alcuni giorni (come accade per i comuni porcini). Altre specie, soprattutto quelle che crescono sul legno, possono proseguire per mesi, o anni, il proprio ciclo vitale. Inoltre l’accrescimento è strettamente collegato alle condizioni ambientali: prosegue senza soste se non vi sono cambiamenti repentini del clima, può rallentare o interrompersi se le condizioni divengono sfavorevoli alla specie in oggetto.

 

  • Funghi dell'Appennino 01
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  • Funghi dell'Appennino 04
  • Funghi dell'Appennino 05

Accrescimento di un Boletus aestivalis, dalla fase di primordio alla maturità, ripreso in cinque giorni consecutivi.

Non è vero.
Questa è una credenza popolare di alcun zone d’Italia. In verità molti dei funghi che crescono sul legno non sono commestibili innanzitutto per la loro consistenza coriacea ma, è utile ricordarlo e sottolinearlo, esistono specie commestibili come la conosciutissima orecchietta (Pleurotus ostreatus) ma anche velenose come il falso chiodino (Hypholoma fasciculare).

Di nuovo, la risposta è no.
Le lumache, come altri animali, non hanno il medesimo metabolismo dell’uomo e la stessa capacità di digerire le medesime molecole. Per questo alcune specie di lumache si cibano comunemente dell’Amanita phalloides senza conseguenze apparenti mentre lo stesso fungo è mortale per l’uomo. Al contrario è difficile trovare il comune chiodino (Armillaria mellea) colpito dalle limacce mentre per l’uomo, dopo adeguata cottura, questo fungo non crea particolari disturbi. Lo stesso ragionamento deve essere attuato nei confronti di chi crede che dando un pezzetto di fungo a un gatto o un cane si possa verificarne la commestibilità. A parte la crudeltà di questa pratica c’è da sottolineare che anche per il gatto o il cane vale lo stesso ragionamento fatto per le lumache e inoltre non è detto che i sintomi da avvelenamento si manifestino poche ore dopo l’ingestione, a volte sono necessari giorni o addirittura settimane.

È il micelio che in determinate condizioni ambientali favorevoli dà origine al fungo, il corpo fruttifero adibito alla dispersione delle spore. Il micelio si sviluppa su differenti substrati di crescita a seconda della specie e delle modalità di sviluppo (parassita, saprofita, simbionte).

I funghi hanno la fondamentale funzione di degradare la sostanza organica, facilitando la mineralizzazione della stessa e rendendo disponibili gli elementi nutritivi minerali per essere nuovamente assorbiti dalle radici delle piante. Sono in sintesi protagonisti della parte terminale del cosiddetto “ciclo del carbonio”. I funghi simbionti inoltre sono assai utili alle piante in quanto aumentano il potere di assorbimento dell’acqua da parte dei vegetali (aspetto assai importante durante i periodi siccitosi) in cambio di materia organica che da soli non sarebbero in grado di sintetizzare non possedendo la clorofilla. I funghi in genere sono inoltre grandi accumulatori di sostanze tossiche (metalli pesanti e radiazioni innanzitutto), per questo alcuni esperti li paragonano a “spazzini dei boschi”.

Ovviamente la composizione cambia da specie a specie. In linea generale però è certamente l’acqua il principale elemento che compone i funghi. L’acqua rappresenta circa il 90% del totale. Per il resto vi sono sali minerali e pochissime proteine. I grassi sono pressoché assenti. Il contenuto calorico di un chilogrammo di funghi freschi è assai ridotto, circa 200-300 calorie. Contengono inoltre quantitativi diversi a seconda delle specie di una sostanza detta “micosina” molto difficile da digerire dai succhi gastrici dell’uomo; per questo alcune persone dopo il consumo di funghi commestibili hanno sintomi assimilabili a quelli che si presentano durante una indigestione.

È l’autunno la stagione che, dal punto di vista delle condizioni climatiche, ha le caratteristiche migliori per la maggior parte delle specie: notevole umidità causata da precipitazioni abbondanti, temperature non troppo fredde né eccessivamente calde, con livello di evaporazione contenuto anche nei primi strati del suolo. Alcuni ritengono inoltre che in questa stagione i funghi micorrizici traggano giovamento dal passaggio di numerose sostanze nutritive dalle radici delle piante al micelio, quelle non utilizzate dalla pianta durante la passata stagione di crescita.

La coltivazione dei funghi è tema affascinante che ha impegnato - e tuttora impegna - molti ricercatori nel mondo. In linea di massima i funghi che possono essere coltivati sono quelli saprofiti. Se si introduce il micelio della specie prescelta nel substrato a lei favorevole e si determinano le condizioni ambientali ideali alla fruttificazione, si riesce ad ottenere la produzione di funghi coltivati. Vale per i classici champignon o per i Pleurotus. Molto più complesso il discorso relativo alle specie micorriziche di maggior pregio (ovuli, porcini, tartufi, etc). Qui non possiamo addentrarci in questo argomento assai interessante ma forniamo solo alcuni spunti:

  • La coltivazione di funghi micorrizici impone di impiantare specie arboree che con essi si legano, su suoli adatti, sia alla pianta che al fungo.
  • Ad oggi vi sono esperienze positive con alcuni funghi: tra i più promettenti il Tuber melanosporum (tartufo nero pregiato), alcuni Lactarius e Suillus. Difficile, se non impossibile per ora, pensare a vere e proprie coltivazioni di porcini, ovuli o tartufi bianchi (Tuber magnatum).
  • In ogni caso la coltivazione di funghi micorrizici, anche quando possibile, richiede un tempo assai elevato prima di ottenere gli sperati frutti (che non sempre arrivano), è infatti necessario attendere alcuni anni per consentire alle piante e ai miceli di svilupparsi adeguatamente.

 

  • Pleurotus ostreatus. Un fungo facile da coltivare.
    Pleurotus ostreatus. Un fungo facile da coltivare.

 

Questo è un argomento delicato. Le opinioni sono difformi tra i cercatori e, c’è da sottolinearlo, anche nel mondo scientifico. Chi scrive pensa che l’influenza, se presente, è del tutto irrilevante. A questa conclusione si è giunti in quanto grandi ritrovamenti si verificano in qualsiasi fase lunare, basta che le condizioni ambientali siano adatte. Inoltre spesso, in aree diverse, si riscontrano credenze opposte: la “buttata” c’è con la luna nuova, con la luna crescente o calante. Per di più, soprattutto in estate quando le esposizioni e i versanti riparati o colpiti dai venti principali si differenziano nettamente, di nuovo pare evidente che sono le condizioni ambientali e non le fasi lunari che fanno riempire il cestino in quel piccolo tratto di bosco, non facendoti trovare più nulla per il resto della giornata.

Questa è una credenza praticamente impossibile da eliminare. In tutte le stagioni, a qualsiasi latitudine, i cercatori fanno a gara a chi entra per primo nel bosco. In realtà, durante la notte i funghi crescono più o meno come accade durante il giorno. Quindi le probabilità di ritrovamento sono sostanzialmente molto simili a chi decidesse di andare a cercare i funghi dalle 16 del pomeriggio fino a sera.

È questo un aspetto da pochi conosciuto. Molti funghi micorrizici infatti sono molto esigenti in fatto di suoli; esempi eclatanti sono il pregiato tartufo bianco (Tuber magnatum) che cresce esclusivamente su suoli calcarei, poco evoluti, relativamente umidi per molta parte dell’anno e alcuni porcini (i Boletus edulis e pinophilus) che crescono viceversa su suoli acidi ed evoluti. Molte altre specie assai conosciute hanno anch’esse esigenze particolari: l’Amanita muscaria, ad esempio, cresce su suoli acidi e, per questo, se la si incontra è presumibile che nell’area anche i porcini siano presenti. Al contrario molte altre specie sono assolutamente indifferenti al suolo. È comunque certo che su questo argomento non tutto è conosciuto e le attuali ricerche vanno proprio nel senso di trovare e definire un maggior legame tra fungo, pianta simbionte, suolo e clima.

Difficile dirlo.
Le notizie che si trovano non sempre sono confermate o credibili. È comunque accertato che in Zambia i cosiddetti “funghi dei termitai” (Termytomyces) raggiungono e superano abitualmente i 10 kg con un cappello di oltre 60 cm di diametro. Recenti notizie, corredate da foto, hanno divulgato il ritrovamento in Chiapas (Sud-America) di un esemplare di circa 20 kg e 70 cm di altezza. Alcuni “funghi del legno” grazie ad accrescimenti successivi che si sommano anno dopo anno possono eccezionalmente superare i 10 kg.
In Italia i giganti dei funghi sono le mazze di tamburo (Macrolepiota procera) che possono raggiungere i 50 cm di altezza e, per quanto riguarda il peso, la vescia gigante (Langermannia gigantea) che può superare i 70 cm di diametro e i 15 kg di peso.

È vero.
Soprattutto quando vi sono condizioni di scarsa disponibilità idrica il micelio fungino svolge la funzione di “prolunga” delle radici facilitando l’assorbimento dell’acqua. Esemplari della stessa specie infatti, nelle medesime condizioni, crescono meglio se associati ai propri funghi micorrizici. Per questo motivo vi sono vivai che vendono piantine già micorrizzate: cresceranno più sane e più rapidamente a condizione che siano messe a dimora su suoli adatti alla crescita delle specie di funghi associati alle piante.

Ne esistono decine e decine di migliaia nel mondo, parlando esclusivamente dei funghi superiori. Se consideriamo tutte le specie di funghi – comprendendo per intenderci anche quelli che non si mostrano con i classici corpi fruttiferi come muffe e lieviti – il numero aumenta fino a centinaia di migliaia di specie. In Italia i ‘macromiceti’ superano certamente le 5000 specie, alcune di queste - con buona probabilità - non sono ancora completamente conosciute e correttamente classificate.

I funghi rappresentano riparo e nutrimento per una miriade di specie di invertebrati (microfauna). Gli “ospiti” che con maggiore frequenza vengono rinvenuti sono piccole larve di ditteri micofagi (micofagi = mangiatori di funghi). Gli adulti depongono le uova nel corpo fruttifero, queste si schiudono dando alla luce delle larve che vivono e si nutrono all’interno della carne del fungo. A maturità le larve si trasformano in insetti adulti che abbandonano la loro casa per volare e diffondersi altrove, deponendo altre uova e creando nuove generazioni. Durante il periodo caldo i cicli sono più rapidi ed è per questa ragione che spesso troviamo i funghi danneggiati dalle larve in estate; con l’aumentare del freddo il ciclo degli insetti è più rallentato così spesso nella stagione autunnale i funghi sono sani. Inoltre, a parità di temperatura, i funghi si rinvengono più sani se crescono rapidamente rispetto a “buttate” nelle quali la crescita giornaliera è ridotta o stentata: più tempo il corpo fruttifero è a disposizione degli insetti e maggiori saranno i danni.

© 2016. Funghi dell'Appennino tosco-emiliano